AD LIMINA. Porte



Aprire una porta è un gesto spontaneo che ci mette in contatto per un attimo o per una lunga sosta contemplativa con un “altrove”. La porta diviene il limite fisico e nello stesso tempo il luogo predisposto a mettere in relazione l’intimo del quotidiano con l’esterno, l’infinito, ritagliando una porzione di spazio con lo stesso nitore di una cornice. Proprio per questo la porta, in quanto limite, diaframma, che delinea sempre la contiguità e la separazione tra due ambienti, tra un dentro e un fuori, tra un apparire e un essere, tra esteriorità e interiorità, è risultata una metafora utile, quasi un pretesto dell’anima, uno specchio atto a dire artisticamente tutto quel mondo di passioni e sentimenti che sono proprie dell’uomo in quanto essere relazionale. Questa ricerca è stata la chiave di volta della “mostra delle porte” nella chiesa di S. Alberto a Trapani, risultato di un lungo lavoro svolto con i ragazzi dell’Accademia d’Arte “Kandinsky”: ogni giovane artista si è confrontato con se stesso e con la propria umanità, cercando di esprimere in un simbolo universale e assoluto, quale la porta,  una tematica in cui era implicato personalmente. 

Moltissimi sono i temi affrontati in questa mostra: la porta della vita, dell’amore, della dipendenza, della pace, del sorriso, la porta della musica, dello spirito. Interessante la visione della porta dell’invidia in cui si prende spunto da una terzina di Dante e si cuciono con il fil di ferro gli occhi della porta resi con delle feritoie. Vi è il caso in cui la porta dice se stessa in modo tautologico, dice una porta vecchia e consunta che però apre ad un mondo ulteriore e fantastico ad un mondo altro, ove la fantasia ha il suo dominio assoluto. Ancora, la porta può aprire al mondo onirico, in quella accezione freudiana del sogno come luogo inconscio, in cui l’uomo nasconde, chiude con mille maniglie quegli avvenimenti di disturbo patologico che sono da rintracciare in un sogno infantile infranto rappresentato qui da un letto disfatto da cui sono caduti dei peluches. La porta, però, può anche trasformarsi in muro, un muro che non consente più di essere aperto né infranto: è questo il dramma dell’incomunicabilità, di chi si chiude ad ogni rapporto. La porta può dire la liberta avendo piegato le sue sbarre  e divenendo cosi inadatta ad imprigionare alcuno e davanti a essa anche il nostro cuore è reso più libero. Non a caso l’ingresso della chiesa è stato occupato da una porta trasformata in una zattera a vela  con delle bottiglie di vetro con un messaggio chiuso dentro: un invito certamente a intraprendere un viaggio e a cercare quel particolare messaggio  affidato segretamente al mare del nostro cuore per uscire poi forse più consapevoli di cosa si cela dietro la nostra porta.          

Vito Lombardo

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2 Risposte so far »

  1. 1

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  2. 2

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