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IL DIALOGO CULTURALE? Un viaggio nel cuore dell’altro…

 

Quando si comincia qualcosa che si ritiene importante la trepidazione e l’entusiasmo si equivalgono. 

Così è per me la scrittura di queste parole che aprono il primo numero del periodico culturale “l’altraparola”. E’ un momento desiderato, e giunge alla fine di un lungo percorso che per me e per alcuni altri è cominciato nell’anno giubilare del 2000. Da allora, all’interno del Seminario Vescovile di Trapani, sono maturate molte esperienze, vissute da persone molto diverse tra loro, ma unite da una uguale passione per la vita e per il bene. E’ nata così una Collezione d’Arte Contemporanea (Di.ART), una Biblioteca (Giovanni Biagio Amico) con sala lettura  anche per i ragazzi (Il piccolo principe), un Museo-Laboratorio Scientifico (Leonardo Ximenes) e innumerevole di eventi, frutto di pensiero, generatori di pensiero. Era necessario coagulare questo sforzo comune in una Istituzione capace liberare altre energie e di incidere più profondamente nella storia del nostro territorio aprendolo all’esterno; così alla fine del 2006 è nata la Fondazione Pasqua2000, un Centro Cattolico d’Arte e di Cultura, che vuole continuare con semplicità e sacrificio l’opera iniziata. 

L’opera iniziata è fondamentalmente un dialogo serrato, onesto, partecipe, senza pregiudizi ma non ingenuo e    neutrale con la cultura contemporanea. Sui terreni insieme percorribili, tutti gli uomini buoni e sinceri possono incontrarsi. Il loro incontro è in grado di smascherare le intenzioni malevole di chi viaggia invece su percorsi culturali che sono dannosi al vero bene dell’uomo e attentano al suo pacifico stare con gli altri.

Questo giornale vorrebbe essere un luogo di incontro e di dialogo in una tensione non solo emotiva, ma costruttiva ed efficace, verso questo bene e questa pace. Senza nascondere nulla della propria identità. Nel rispetto delle differenze, ma chiedendo solo che siano oneste. L’altraparola, dunque, è quella dell’altro che va ascoltato; è la mia, o la tua, che vuole la libertà di essere altra; è la parola, di chi ha un’altra parola, diversa dalla mia e dalla tua, ma ha piacere di incontrarsi con la nostra alterità. Ma essa è anche una parola altra rispetto a quello che volevamo sentirci dire o ai luoghi comuni che avevamo nella testa, ed impone dunque una riflessione non prevista, altra, ma non pregiudizialmente falsa. L’altra parola è quella che io e tu non conoscevamo: su un fatto del passato, attorno a un’idea, su una previsione attendibile e considerabile. Infine può essere anche quella di un Altro, del Totalmente Altro, Parola Altra che il  credente accoglie come certezza di fede e il non credente come ipotesi necessaria alla completezza del suo ragionare. 

Dunque, la direzione editoriale di questo giornale ha una connotazione chiarissima: è cattolica; quindi, etimologicamente, è “aperta alla totalità” (kath’olon); ma lo è nel desiderio originario che le differenze possano comporsi, senza alterarsi, in una vera esperienza di compagnia (condivisione del pane, cum panis) nel viaggio arduo della vita (homo viator). Ritengo – smentitemi! – che questa compagnia sia un desiderio profondo circolante nel cuore degli uomini e delle donne di ogni latitudine e cultura, credano o non credano, e che sia resa possibile dal saper condividere tutti insieme un’altra parola come un altrove possibile, cioè come uno spazio “tra” coloro che hanno qualcosa da dirsi, parola che diventa meravigliosa equidistanza del guardarsi,  cominciamento di ogni vero amore.

Liborio Palmeri 

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