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LA NUOVA Di.ART. Un viaggio tra meraviglia e ricerca

Cos’è veramente una galleria di arte contemporanea se non un luogo sorprendente dove potersi meravigliare senza freni e senza limiti? Cos’è un’emozione se non quell’inquietudine, quel turbamento che ci fa muovere, che ci tocca profondamente, che ci commuove? E cos’è la meraviglia se non quell’urto che ci indirizza ed  accompagna verso qualsiasi ricerca?

Da tempi antichi si suole far nascere la filosofia dalla meraviglia: solo se è stordito, abbagliato da qualcosa, l’uomo dà “cominciamento” alle sue ricerche. 

E proprio a partire dal dolce e travolgente senso di meraviglia che è possibile associare la filosofia all’arte: un pensiero filosofico che non offre emozioni è sterile come l’arte è infeconda se non suscita passione. Dunque è proprio questo che una galleria di arte contemporanea deve offrire: emozionare e, perché no, anche  turbare  i suoi “abitanti” che nel loro percorso tra opere, tele, installazioni iniziano una ricerca interiore che può essere stimolata anche solo da una pennellata, da un raggio di sole che proietta l’ombra di una finestra, da una foto che si sbiadisce, da un filo spinato, da un semplice dettaglio per qualcuno irrilevante.  Solo se riesce in questo una galleria d’arte avrà reso il suo servizio.

La  Di.ART ha questa caratteristica che ne specifica quasi l’identità. In quell’enorme spazio del terzo piano del Seminario Vescovile trovano un ottimo habitat mille emozioni, nascono innumerevoli  ricerche. Da pochi mesi per questa originale collezione d’arte contemporanea è iniziato un periodo nuovo, con un “nuovo” percorso concettuale: antropologico, filosofico, esistenziale. Le opere sono divise in tre grandi sezioni; tre grandi sezioni compongono il nostro percorso. Una prima tappa che viene proposta agli “abitanti” della Di.ART riguarda il rapporto “uomo-uomo”: nessuno  può dirsi veramente uomo se non si confronta con se stesso e con gli altri. Noi ci riconosciamo negli altri, ci emozioniamo con gli altri quotidianamente. Diventa indispensabile, dunque, la dimensione di un dialogo aperto, sia intimo con se stessi sia con gli altri: un dialogo che ogni visitatore potrebbe iniziare con quell’opera del terzo piano che più lo meraviglia.

In questa sezione  sono gli occhi che ci guardano da alcune tele o i dolci gesti fissati in una fotografia ad aiutare il visitatore in questa ricerca in cui incontrare e quasi “urtare” con la solitudine e la relazione, il successo e il fallimento, il caos e l’ordine. 

L’altra suggestiva sezione della nuova DI. ART ospita il rapporto “uomo-mondo”. Il cammino in questa sezione ci porta in isole scomparse, in un tuffo tra i colori, tra la natura. Davanti un’opera sembrerà quasi di sentire il fruscìo delle onde del mare oppure una tela ci farà tornare in mente un profumo a noi caro. E’ un percorso in cui è impossibile sentirsi soli: lo sguardo alla scoperta di tante chiavi che vengono da ogni parte del mondo e dietro ogni chiave, un uomo, la sua storia, il suo mondo,  le sue emozioni. 

Infine l’ultima relazione indagata dalla Collezione del Seminario è il rapporto con l’Assoluto, con l’incondizionato, il supremo. Quello dell’uomo è un bisogno naturale e necessario. L’assoluto può essere rappresentato da onde bianco oro che si susseguono, da una croce, da angeli. 

La conclusione di questo lungo cammino è abitata da un’installazione che sembra raggruppare le tre sezioni. Vedendosi riflesso da uno specchio, il visitatore percepisce un rapporto con se stesso; tramite una finestra percepisce il rapporto con il mondo, con gli altri e quei fili che si espandono, come una luce, lo richiamano ad un Assoluto, da lui comunque ricercato. Non c’è successione cronologica o logica: ognuno potrà iniziare il “suo” percorso da qualsiasi parte, ognuno potrà soffermarsi di più nella sezione per lui più significativa. 

Il percorso è sì un ordine, ma lungi dall’essere definitivo e obbligatorio è piuttosto offerto liberamente a coloro che lo vivranno nella propria intimità. Ogni ordine è tale, forse, per essere disordinato, scomposto, ri-pensato. 

Norma Romano

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Nuove acquisizioni, un nuovo allestimento, una nuova rilettura creativa caratterizzata da un dialogo serrato tra arte e filosofia. La nuova Di.ART la collezione d’arte religiosa contemporanea che ha sede nel palazzo del Seminario Vescovile di Trapani è nata dal sodalizio tra i fondatori della collezione – Don Liborio Palmeri, Antonio Sammartano e Maria Pia Adamo – con Norma Romano, consulente filosofico.

La collezione propone al suo pubblico nuove acquisizioni, con il respiro internazionale che la connota dalla sua nascita nell’Aprile del 2004. Tra i nuovi artisti presenti Franco  Mazzucchelli, Hyesoo Park, Jaques Montel, Sandra Miranda Pattìn.

Uno spazio espositivo è dedicato al sacrario della memoria di  Leroy Johnson  il celebre ballerino della serie televisiva “Saranno Famosi” al centro di uno dei progetti più audaci della Di.ART sull’analisi del mito del successo e del fallimento a cura dell’artista milanese Marco Papa.
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